| ENZO
IACCHETTI
Un Virus nel Sistema
(The Bug)
di Richard Strand
con
ESTHER ELISHA
ROBERTA NANNI
e con
ANTONIO PETROCELLI
Regia di
MASSIMO NAVONE
Scena
André Benaim

‘Dennis è impiegato al reparto assemblaggio’
della ‘Jericho’, un’importante multinazionale
che progetta e costruisce impianti di automazione industriale.
Preoccupato per l’imminente assunzione di un nuovo impiegato
nel suo reparto, Dannis vuole parlare con un superiore per avere
assicurazioni riguardo al suo posto di lavoro: teme di essere
trasferito o peggio licenziato.
Tre funzionari, col volto nascosto dietro i monitor dei computer,
lo bloccano di fronte all’ufficio del direttore generale
della compagnia, Mark Kropp, col quale Dannis vorrebbe parlare.
Cercano di rassicurarlo mostrandogli che nei loro pc non v’è
traccia di alcun trasferimento che lo riguardi, e gli suggeriscono
comunque di parlare prima col responsabile del suo reparto, Cockrum.
Ma Dennis dice che né lui, né nessuno degli impiegati
dell’assemblaggio si ricorda di averlo mai visto di persona.
E’ quanto basta per insinuare un pericoloso ‘virus’
nel sistema. L’intervento ‘umano’ di Dennis
innesta una reazione a catena che minaccia di far saltare tutto:
saltano i nervi dei funzionari, saltano fuori sospetti su fondi
neri della società, prende forma la minaccia di un complotto
ed altri inquietanti scenari. L’asettico ufficio della Jerico
si trasforma in un incubo per i tre impiegati, che vedono disgregarsi
tutte le certezze su cui hanno basato le loro anonime vite.
Tutto si risolverà quando Dennis troverà il coraggio
di entrare finalmente nell’ufficio del grande capo Kropp…
La commedia di Richard Strand tocca temi di grande attualità
e riesce, attraverso la comicità e il paradosso, a farci
riflettere su certi meccanismi di spersonalizzazione dei rapporti
umani che spesso ci ritroviamo a vivere nella quotidianità,
in particolare nel mondo del lavoro. Ma la colpa non è
certo del computer. Dannis dice di non avere nulla contro le macchine,
anzi, ma non vuole dimenticarsi di essere ‘umano’.
Il suo è un piccolo gesto di ribellione, tenero e sincero,
un segnale d’allarme a cui prestare molta attenzione.
Massimo Navone
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