| La
Contemporanea 83 s.c.a.r.l. e Compagnia del Teatro Moderno
s.r.l. presentano
I L L I B E R T I N O
di Eric-Emmanuel Schmitt
regia di Sergio Fantoni
con Ottavia Piccolo e Gioele Dix
Dopo "Le visiteur" ecco "Le libertin". Dopo Freud ecco Diderot..
" Mi fa rabbia essermi impegolato con questa maledetta filosofia
che la mia mente non può rifiutare di assecondare e il mio
cuore di smentire". Questa frase di Diderot riassume abbastanza
bene il senso di quest'ultima piéce di E. Schmitt. E’ tutta
lì la dialettica, la dinamica, il motore del personaggio
Diderot. Il tentativo di conciliare l'inconciliabile, di
cercare una mediazione tra le esigenze della felicità individuale
e la morale corrente. La "storia"? Proviamo. Una donna,
madame Therbouche, sconosciuta pittrice dei salotti mondani
europei sta facendo il ritratto di Diderot. La seduta viene
interrotta perché Rousseau all'ultimo momento rifiuta di
scrivere il capitolo sulla morale per l'Enciclopedia. Bisogna
fare in fretta, il volume è già in stampa, e l'Enciclopedia
è il grande impegno di Diderot ma la filosofia è il suo
grande amore. Da quel momento, tra continue interruzioni,
in particolare di donne, moglie, figlia, amica della figlia,
costretto ad affrontare innumerevoli paradossi, palesi contraddizioni,
indotto da particolari circostanze ad argomentare sul matrimonio,
la fedeltà, la gelosia, il vizio e la virtù, ad affrontare
il tema del libertinaggio, del desiderio... il poveretto
cerca di scrivere lui il capitolo sulla morale e le sue
virtù. Un pomeriggio senza pace! Il senso dei sensi... la
ragione dei sensi... del desiderio ...come inseguire con
la ragione l'irragionevole, multiforme desiderio che i sensi
trasmettono alla mente... Un inferno per chi come Diderot
predicava come unica forma di conoscenza l'esperienza sensitiva!
Ma Diderot era un autore d'avanguardia e le sue parole sembrano
scritte per il nostro secolo. Il grande merito di E. Schmitt
è di restituirci tutta la modernità delle sue riflessioni,
di farci sentire intelligenti divertendoci. La commedia
è ricca di ironia, di vitalità, di humor, di leggerezza.
Le contraddizioni e le trappole in cui si caccia il grande
filosofo ci divertono , ci fanno ridere perché sono le nostre
contraddizioni. Infatti è chiarissimo che tutto il discorso
riguarda noi: L'eterno mascolino, femminino, la guerra dei
sessi e del pensiero. Sì, questa è la storia. Gioele Dix
è Diderot. Non si può immaginare diverso. Ne ha tutta l'esuberanza,
la forza, la fantasia, la generosità e la malandrineria.
Diderot era anche un grande parlatore, era soprannominato
"lingua d'oro", per la sua straordinaria capacità di incantare
e convincere su tutto e l'opposto di tutto. Sì, Gioele è
perfetto. Dietro l'incanto di un maturità ancora seducente
e sontuosamente candida fa capolino l'intelligenza e la
furbizia di Ottavia Piccolo in un ruolo finalmente divertente,
e truffaldino. Una mariuola di classe. Una gran bella coppia.
Sergio
Fantoni
Breve
riassunto de "Il libertino"
di Eric-Emmanuel Schmitt
Diderot,
ospite del barone d’Olbach, occupa un padiglione di caccia
in fondo al parco. Una certa madame Therbouche, pittrice,
un po' polacca e un pò prussiana, fascinosa e provocante,
tenta di fare il ritratto al maestro. Ma non é soddisfatta,
il maestro è inafferabile. Forse se il modello fosse nudo
la sua ispirazione ne guadagnerebbe. Diderot non è del tutto
contrario. Accetta. E mostra, senza ambiguità," la crescente
espressione della sua fermezza d’animo". La situazione é
sul punto di precipitare in un superbo amplesso ma è interrotta
da frenetici colpi alla porta. E’ Baronnet, factotum di
Diderot: Rousseau, incaricato di scrivere l’articolo sulla
morale per l’Enciclopedia, ha rinunciato. Il barone d’Holbach,
possibile sostituto, è introvabile. Gli altri collaboratori
dell’Enciclopedia sono fuori portata. Tocca al maestro improvvisare
l’articolo "morale". Il desiderio appena represso ha lasciato
Diderot in uno stato di grande eccitazione e pur contrariato
tenta di buttar giù qualche cosa. La morale sarà:" Il desiderio
del Bene, il desiderio di conseguire e abbracciare il Bene,
come quando ci si avvicina a una donna velata che desiderosi
di spogliarla lentamente e che , finalmente nuda, ci mostrerà
la verità...Madame Therbouche ha appena il tempo di obbietttare:"
Siete sicuro di essere governato dalla vostra mente? Non
è piuttosto la vostra coda a guidare le vostre azioni? "...che
di nuovo qualcuno batte alla porta. E’ madame Diderot. Madame
Therbouche si nasconde nella stanza accanto da dove attraverso
una finestrella sulla porta può ascoltare e vedere tutto.
Diderot improvvisa per la moglie un appassionato elogio
della leggerezza in amore condito con un attacco contro
il matrimonio: "Una mostruosità nell’ordine della natura".
Uscita la moglie stordita, incantata e appagata ecco la
terza visita: quella della incantevole giovane figlia del
barone d’Holbach che con le sue provocazioni rischia di
farlo cedere, cosa non proprio impossibile.. La giovane
donna vuole un figlio, là su due piedi, con un uomo maturo,
sposato e intelligente. Da mangiarsela. Irresistibile. Come
non essere d’accordo? Così il maestro gli serve un altro
bel discorso che è il contrario dei precedenti. Ma un momento!
La richiesta della giovane donna era fatta a nome di una
sua compagna, la figlia di Diderot che, infatuata di un
imbecille, un certo Danceny, desidera un bèbè da lui, ma
non lo vuole come marito. Un marmocchio senza papà in famiglia.
Mai e poi mai! E quì il filosofo si lancia in un appassionato
panegirico dei valori tradizionali. Così tra una accorata
difesa di valori opposti , continui quiproquo, il focoso
pensatore così sicuro dei suoi principi è costretto a smentirsi
e a farsi beffe delle sue certezze. Alla fine rinuncerà
a scrivere l’articolo in questione: Morale rimanderà a Etica
e Etica a Morale. Il ritorno di madame Therbouche, dopo
la scoperta di un peccatuccio truffaldino della stessa,
lo riporta sotto lo sguardo attento e seducente della pittrice,
unito a lei dalla comune ansia di ricerca del Bene comune,
altrimenti detta felicità .
Eric-Emmanuel
Schmitt
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